Kalibani:un viaggio dell'anima e del corpo

di Gabriella Ricciardi

12 novembre 2014

 

 

Alcuni fantocci prendono posto in banchi stretti, scomodi, di foggia antica, sospesi tra la memoria e il presente, imprigionati in un ricordo che reitera la loro sofferenza. Una classe scolastica di vecchi-bambini che oscillano in una zona di confine tra la vita e la morte, una sorta di trappola per chi anche nel mondo ultraterreno non riesce a liberarsi dalle ossessioni che sono state la trama della propria vita.

 

Perché Alessandro De Michele sceglie proprio La classe morta per accompagnare in tournée la compagnia berlinese Kalibani fino a Lublino, in un pulman che attraversa il confine della Polonia passando per Majdanek? La compagnia è variamente assortita, ci sono disabili e non che raccontano comunque se stessi, indipendentemente dalla loro condizione di partenza, una condizione che De Michele non distingue dai “sani” e che allinea in un faticoso viaggio alla ricerca di sé, un viaggio che deve sconfigggere la morte e alleviare il transito in questa larga zona d’ombra che è la terra.

 

Capaci di ascoltare il proprio corpo e il proprio cuore, questa stramba compagnia di attori conosce un pianto e uno sgomento diffuso nel campo di concentramento di Majdanek che toccano nel viaggio. Si aggirano smarriti nel campo che cercò di eliminare tutti quelli che erano considerati incompatibili con l’idea della razza hitleriana, disorientamento che il cinema di De Michele formalizza come capacità di intendimento della vita, una sorta di laude a chi al di là delle circostanze fisiche e mentali non rinuncia a coniugare il desiderio con la realtà.

 

Questa compagnia sghemba che si prepara a partire, non siamo che noi stessi nel tentativo quotidiano di inseguire il proprio talento e quindi il proprio riscatto nel viaggio che è la vita, poco importa se ha come obbiettivo finale un palcoscenico, un luogo di transito o il ritorno a casa, senz’altro più vuota per chi vive la disabilità. Ed è questo il sottotesto più intenso e struggente, perché come ne La classe morta, gli attori si toccano, si abbracciano, si sfiorano, si prendono cura l’uno dell’altro, in un contatto fisico continuo, così raro per chi è disabile; il corpo avvolto in una luce morbida è il vero protagonista di questo viaggio, perché il corpo è il carattere, e il regista di questo viaggio dell’anima sa che è con quello che si traccia un percorso sulla terra. Per l’attore il corpo è un muscolo intelliggente, un muscolo tiranno che ci dà la misura di ogni relazione. Ne Il viaggio di Kalibani gli attori si confrontano continuamente con uno spazio che li mette alla prova perché sono zoppi, o nani, o perché è vasto come la Storia; perché lo spazio è un luogo ampio, come Majdanek, ma chiuso, dove delimitare ha significato spegnere, e per sempre, delle vite, perché i corpi che lo attraversavano erano corpi offensivi, dunque antiborghesi e per tanto provocatori. Pasolini sapeva che ogni atto è politico e il corpo è l’atto più politico che possediamo, ogni carezza un atto dimostrativo.

 

Negli anni settanta le donne gridavano vogliamo il pane ma anche le rose, vogliamo l’oggettività di una condizione, ma non vogliamo smettere di sognare. Politicizzare un corpo non significa volgarizzarlo, ma renderlo sacro, e gli attori di Kalibani si fanno largo, trascinando se stessi quando occorre, con evidenza senza farci dimenticare le rose.

 

Il regista ci racconta la desolazione di chi non è toccato, non è accarezzato, e nella prova finale, un chiaro omaggio al cerchio circense di Otto e mezzo, il corpo si prende la rivincita saltando ed esprimendo se stesso in tutti i suoi colori, anche se sono deformi. De Michele prende le misure della compagnia Kalibani sulla scorta del taccuino dei sogni, ma calandoli in una terra forte e forse, per questo, amara.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

demichele@

alessandro-de-michele.it

Stampa Stampa | Mappa del sito
Copyright Tutti i diritti di testi e immagini contenuti nel presente sito sono riservati secondo le normative sul diritto d'autore. In accordo con queste è possibile utilizzare il contenuto di questo sito solo ad uso personale e non commerciale, avendo cura che il testo e/o le fotografie non siano modificati in alcun modo. Non è consentito alcun uso a scopi commerciali se non previo accordo con l'autore Alessandro De Michele.